Come le campagne di disinformazione cinesi danneggiano la democrazia globale

Fonte: London Daily Post
Da Natalie Roberts / 6 giugno 2021
Traduttrice: Ana

La Cina è stata storicamente un paese molto insulare – e in una certa misura lo è ancora, ma mentre mantiene un pugno di ferro sui propri media, il governo sta usando sempre più spesso tecnologie più avanzate per influenzare e disturbare il clima politico all’estero. Come ha detto Xi Jinping alla rete di notizie globali cinesi, è tempo di “raccontare bene la storia della Cina”.

La pandemia di coronavirus ha offerto al regime l’opportunità di riformulare la narrazione della Cina sia in patria che all’estero, utilizzando – tra gli altri strumenti di soppressione – l’espulsione dei corrispondenti stranieri e la diffusione della disinformazione.

Tuttavia, lo sforzo di Pechino (il governo del Partito Comunista Cinese) di vendere “il sogno cinese” all’estero è stato rapidamente visto attraverso i media occidentali. “Dopo il COVID, possiamo vedere come Pechino (il governo del Partito Comunista Cinese) ha attivato questa infrastruttura informativa per diffondere la propria narrativa, sostenuta da campagne di disinformazione sostenute dallo stato e dalla diplomazia medica”, ha detto il corrispondente della Federazione Internazionale dei Giornalisti.

A marzo, un programma della BBC Radio 4 ha affermato che la Cina (il governo del Partito Comunista Cinese) ha usato tattiche di disinformazione e la “diplomazia del guerriero lupo” per far girare il messaggio a suo favore; un rapporto di accompagnamento ha confermato che la Cina ha schierato milioni di cittadini per monitorare regolarmente internet e influenzare l’opinione pubblica. Chiamato l’esercito dei 50 centesimi, i suoi membri sono pagati 0,5 yuan per post. Questo esercito della tastiera è stato online per molto tempo, proteggendo e difendendo aggressivamente il governo e l’immagine del paese all’estero.

L’account più noto appartiene a Zhao Lijian del ministero degli esteri cinese. Ha causato polemiche a marzo dopo aver pubblicato articoli su Twitter suggerendo che il coronavirus ha avuto origine negli Stati Uniti. Ma l’esercito è grande e opera nell’ombra, salendo a seminare discordia su messaggi politici chiave.

Foto: Zhao Lijian

Nel 2019, filmati di proteste violente a Hong Kong sono stati promossi sui social media attraverso questa rete usando termini come “terrorismo”, mentre la copertura di proteste pacifiche è stata censurata. Gli stessi angoli dell’internet cinese chiedevano limitazioni alle esportazioni di terre rare o di prodotti farmaceutici dopo le sanzioni dell’amministrazione Trump su Huawei e, più recentemente, promuovevano il boicottaggio delle aziende occidentali che parlavano contro le violazioni dei diritti umani nella produzione di cotone dello Xinjiang.

Le campagne di disinformazione hanno implicazioni di vasta portata e si insinuano anche nelle nostre vite offline in Occidente. Nel marzo di quest’anno, il Senato degli Stati Uniti ha votato per ridurre i fondi del sistema dell’Istituto Confucio, un programma educativo globale lanciato inizialmente nel 2004 sotto il Ministero dell’Istruzione cinese, che il Dipartimento di Stato (americano) ha definito “un’entità che promuove la propaganda globale di Pechino e la campagna di influenza maligna nei campus degli Stati Uniti e nelle classi dalla K alla 12”.

Questo segue il lancio del 2018 dell’Iniziativa cinese come risposta giudiziaria alla persistente, pervasiva e ben documentata campagna cinese di spionaggio e campagne di disinformazione negli Stati Uniti, culminata con l’arresto di cinque individui che lavorano alla direzione del PCC (Partito Comunista Cinese) come parte di un’operazione, nota come Operazione Fox Hunt, che Pechino descrive come una campagna per riportare a casa per il processo funzionari “corrotti” che sono fuggiti dal paese.

Una delle vittime di quest’ultima campagna è Guo Wengui (il fondatore del Movimento degli informatori, Whistleblower Movement in inglese), conosciuto anche come Miles Kwok (il nome inglese), un dissidente cinese che vive negli Stati Uniti e che è stato perseguito e minacciato di morte dopo aver svelato la corruzione all’interno del PCC prima di fuggire negli Stati Uniti. Avendo affrontato il rischio di deportazione come esule politico a causa dei lobbisti che operano per conto del PCC – tra cui l’ex aiutante del presidente Trump, Roger Stone – si unisce alle sempre più numerose schiere di dissidenti che hanno fatto arrabbiare Pechino (il PCC). Forse la cosa più significativa è la recente scomparsa di Jack Ma dall’occhio pubblico, il cui destino è stato predetto quasi due anni fa dal signor Guo.

Jack Ma, uno degli imprenditori di più alto profilo del paese e fondatore di Alibaba, è stato colpito da voci di carcere o di esilio dopo aver fatto un discorso in ottobre che ha criticato i regolatori finanziari e le banche statali. Il Financial Times ha riferito all’inizio di questa settimana che è stato rimosso dal suo ruolo di presidente della Hupan University, il principale programma di formazione per dirigenti del paese, dopo che lo stato ha effettivamente schiacciato la sua Alibaba e Ant Group con denunce di monopolio, multe record e ordini di ristrutturazione.

Le autorità temono che Jack Ma stesse costruendo una potente rete a Hupan in contrasto con gli obiettivi del PCC, secondo una persona vicina alla scuola. Sebbene sia un uomo i cui sforzi filantropici e di liberalizzazione in Cina gli hanno permesso la calorosa amicizia di molti leader politici occidentali, ora è stata messa in atto una feroce campagna di disinformazione per metterlo al suo posto.

Ishan Sharma della Federation of American Scientists ha pubblicato un rapporto su come gli Stati Uniti possono contrastare l’autoritarismo digitale all’estero abbracciando “una sorveglianza digitale più responsabile” all’interno. La leadership multilaterale degli Stati Uniti, sostenuta da significativi cambiamenti normativi, offre l’unico modo possibile per cambiare il comportamento della Cina all’estero.

I formidabili apparati nazionali che autorizzano lo stato cinese a mobilitare la disinformazione servono a illustrare i rischi di un sistema federale fortemente centralizzato che fa affidamento sulla paura dei suoi cittadini. Solo il tempo ci dirà se l’esercito dei “50 centesimi” potrà sopravvivere oltre il regime di Xi Jinping, o se, in sua assenza, farà spazio a una nuova generazione di cinesi che romperà i cieli. Indipendentemente da ciò, la verità è certamente una causa per cui vale la pena combattere.

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Revisore: Lorenzo

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